Cosa accomuna i madonnari, il cotechino e il fior di Loto? L’Antichissima Fiera delle Grazie di Curtatone (MN), ogni anno a Ferragosto.
La fiera delle Grazie è un’antica manifestazione popolare, che si svolge annualmente a Grazie, frazione del comune di Curtatone, in provincia di Mantova. Nacque per celebrare l’Assunzione di Maria, il 15 di agosto e si svolge davanti al Santuario della Beata Vergine, edificato da Francesco I Gonzaga, capitano del popolo di Mantova, nel 1399.

Intensa e ricca di appuntamenti tra fede, cultura e tradizione, la Fiera delle Grazie porta nel piccolo borgo a ridosso sul Fiume Mincio migliaia di visitatori nei giorni precedenti il Ferragosto con il culmine proprio il 15 agosto.

Il Santuario
Le celebrazioni religiose si svolgono all’interno del suggestivo Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie, edificato alla fine del XIV secolo e meta storica di intensi pellegrinaggi. Tradizione vuole che sulla riva delle valli del Mincio sorgesse una santella contenente un’immagine sacra cui non solo pescatori e contadini, ma anche molti pellegrini fossero devoti per le guarigioni che vi avvenivano. Per questo la santella venne demolita per far luogo ad un più ampio luogo di culto. La vita del Santuario della Beata Vergine delle Grazie è scandita dai tocchi delle campane, e dall’orologio posto in facciata che ritma i momenti del giorno e della liturgia.

L’interno del Santuario è in stile gotico, a navata singola. Le pareti sono coperte da un impalcato ligneo contenente una sessantina di statue polimateriche raffiguranti visitatori illustri e miracolati dalla Vergine, e ricoperto da finissimi ex voto in cera. Si tratta dell’unico esempio sopravvivente al mondo di questa antica usanza. Tra le cappelle è certamente da ricordare quella della famiglia Castiglioni, la prima entrando sul lato di destra, nella quale è sepolto il celeberrimo umanista Baldassarre Castiglioni. Lo spazio si deve, peraltro, al genio di Giulio Romano.

Il coccodrillo
Le volte, decorate con girali floreali, vedono pendere preziosi lampadari in vetro di Murano e un coccodrillo impagliato lungo oltre tre metri, uno degli elementi più affascinanti, misteriosi e fotografati dell’intera provincia di Mantova.
Due sono le leggende che giustificano la presenza del rettile appeso al soffitto da oltre cinquecento anni.
La prima leggenda narra che il coccodrillo fosse sfuggito allo zoo privato (il “serraglio”) dei marchesi Gonzaga di Mantova. L’animale si sarebbe rifugiato tra le canne e le paludi del fiume Mincio, terrorizzando la popolazione locale fino a quando le preghiere alla Madonna non ne permisero la sua cattura.
Altri invece raccontano che due fratelli barcaioli stavano riposando sulla riva del fiume. All’improvviso, uno di loro fu attaccato dall’animale; l’altro fratello invocò con fede l’aiuto della Madonna delle Grazie e l’animale morì miracolosamente sul colpo, venendo poi donato alla chiesa come ex-voto.

L’ipotesi storica e scientifica più probabile pare essere la spiegazione più accreditata, che lega il coccodrillo ai pellegrini di ritorno dalla Terra Santa o dall’Egitto. Spesso i cavalieri crociati, i mercanti o i nobili che viaggiavano in Oriente portavano in patria questi rettili (vivi o già imbalsamati) come dono votivo per ringraziare la Madonna di essere sopravvissuti ai pericoli del lungo viaggio in terre esotiche. Il Santuario delle Grazie, essendo un importantissimo centro di devozione e pellegrinaggio lungo le vie d’acqua, divenne il luogo naturale per ospitare questo straordinario ex-voto. Nel 2023, il coccodrillo è stato rimosso temporaneamente dalla sua secolare posizione sospesa per essere sottoposto a un delicato intervento di restauro e a esami scientifici. Le analisi hanno confermato che si tratta di un esemplare di Crocodylus niloticus (coccodrillo del Nilo) ottimamente conservato grazie alle antiche tecniche di tassidermia e al microclima del Santuario.
I Madonnari
Nel piazzale antistante il Santuario, nella notte del 14 agosto si mettono al lavoro 140 Madonnari provenienti da tutto il mondo. L’Incontro Nazionale dei Madonnari, ormai parte integrante della tradizione mantovana, si tiene ogni anno dal 1973.

Le immagini sacre dedicate alla Madonna prendono forma durante la notte, quando il caldo permette agli artisti del gessetto di colorare incessantemente, per realizzare magnifiche opere d’arte, che al sorgere del sole vengono ammirate da centinaia di visitatori, e la piazza diventa un enorme galleria d’arte a cielo aperto.
Nel pomeriggio del 15 agosto poi un’esperta giuria valuta le opere. Oltre ai classici premi di categoria (Gessetto d’Oro, d’Argento e di Peltro) assegnati da una giuria qualificata di critici d’arte e accademici, vengono assegnati diversi riconoscimenti speciali.

Il Premio Santuario: destinato all’opera che meglio esprime la devozione e la teologia mariana.
Il Premio Parco del Mincio: per l’opera che si distingue nell’integrazione di elementi naturali o di rispetto ambientale.
Il Premio della Giuria Popolare: espresso direttamente dal voto dei tantissimi visitatori che affollano il sagrato durante la fiera.

Giulia Monzani (di Filago, Bergamo) ha trionfato conquistando il primo posto nella categoria Maestri Madonnari al 52° Incontro Nazionale dei Madonnari dell’edizione 2026 della Fiera delle Grazie con l’opera “Rinuncia agli averi”, dedicata al messaggio di San Francesco.
2° Classificato: Valentino Ciusani (di Codogno, Lodi) con l’opera “La mano di Francesco ferma la guerra”.
3° Classificata: Alice Monzani (gemella di Giulia, di Bergamo) con l’opera “La penitenza nel roveto”.

Tra i Madonnari Qualificati il primo premio è andato all’artista giapponese Kanako Matsumoto (di Tokyo) con l’opera “Cantico delle umili creature”.
Il cotechino a Ferragosto

Nel 1425 Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, dichiarò lo spazio antecedente la chiesa delle Grazie un luogo di libero mercato di merci: è da allora che, ogni Ferragosto, viene allestita la Fiera delle Grazie con bancarelle, giostre, spettacoli pirotecnici e il tipico appuntamento con il cotechino mantovano.
Nonostante le temperature estive di metà agosto, il piatto simbolo assoluto è il panino con il cotechino, accompagnato rigorosamente da un bicchiere di Lambrusco locale. Per l’occasione locande, trattorie, bar e ristoranti allestiscono banchi all’aperto dove si possono acquistare panini col cotechino o direttamente fette del gustoso salame cotto da potare sulla tavola di casa dove è tradizione riunirsi tra parenti e amici per festeggiare le Grazie.
Il cotechino, considerato il progenitore del famoso zampone, è un insaccato di carne di maiale consumato cotto, tipico della tradizione culinaria dell’Italia settentrionale (in particolare di zone come Mantova, Cremona, Modena e Reggio Emilia).

Il nome deriva dalla cotica (la pelle del maiale), che costituisce l’ingrediente fondamentale e distintivo di questa ricetta. Il cotechino è composto da una miscela tritata di carne magra di maiale, grasso di maiale, cotenna sminuzzata finemente, che dona al composto la tipica consistenza gelatinosa e morbida una volta cotto, spezie e aromi, tra cui sale, pepe nero, chiodi di garofano, cannella e talvolta vino. Questo impasto viene poi insaccato in un budello naturale.
A differenza dei salumi stagionati, il cotechino non può essere mangiato crudo. Deve essere bollito a fuoco lento per due o tre. Alle Grazie di Curtatone si consuma in modo unico: racchiuso in un panino morbido con un velo di senape, diventando il cibo da strada per eccellenza di Ferragosto.

La miglior trattoria delle Grazie per degustare il tipico cotechino mantovano, che IO CONSIGLIO, è la Trattoria Da Claudio, che tutto l’anno lo serve con la classica polenta morbida fatta in casa.
I fior di loto
Da un arco sul lato del Santuario, scendendo verso il parco ci si trova davanti ad uno spettacolo naturale meraviglioso: un letto di giganti fior di loro ricoprono quasi interamente il corso del Fiume Mincio.

Ma perché a Mantova ci sono i fiori di loto?
Quello che oggi è uno dei simboli più riconoscibili della città arrivò sul Lago Superiore nel 1921, grazie alla botanica Anna Maria Pellegreffi. L’idea era tutt’altro che romantica: utilizzare i rizomi del loto per ricavarne farina a scopo alimentare, seguendo una tradizione già diffusa in Oriente. L’esperimento, però, non ebbe il successo sperato. Il loto, al contrario, si trovò benissimo nelle acque del Mincio. E da quel tentativo è nato uno dei paesaggi più iconici di Mantova.
Un’esperienza imperdibile è la navigazione sul Mincio tra i fior di loto. Proprio partendo dal parco sul retro del Santuario, grazie a @ibarcaiolidelmincio è possibile fluttuare sull’acqua a bordo di piccoli battelli e lasciarsi trasportare in questo affascinante viaggio naturalistico.
E’ proprio tra luglio e agosto che i fiori di loto raggiungono la loro massima fioritura ed offrono uno spettacolo unico.

Esperti barcaioli propongono affascinanti itinerari fluviali per turismo naturalistico nella “Riserva naturale delle Valli del Mincio”. Dal porticciolo di Grazie di Curtatone nel parco ai piedi del Santuario ci si imbarca e si inizia la navigazione sul fiume che prosegue in un tratto del Lago Superiore davanti a Mantova. Di tanto in tanto la barca si ferma all’interno di un isolotto di foglie e fiori per poter osservare da vicino le incredibili proprietà di questa pianta dalle foglie ad ombrello rovesciato, tanto spesse ed impermeabili da essere state studiate per creare tessuti e materiali resistenti all’acqua. In questo ecosistema naturale si incontrano anche numerosi aironi, cormorani, cigni e ibis che popolano gli arbusti della riserva.
Non essendo un servizio di linea è obbligatoria la prenotazione, per conoscere gli orari si consiglia di inviare una mail o di contattare telefonicamente i barcaioli del mincio.



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